Scipione

Mietitura Van Gogh

ALLA CALATA DEL SOLE UNA PECORA

Alla calata del sole una pecora
ha fatto un agnello.
E` uscito tutto di lana, col sangue
il cuore la voce.
Gli uomini sbucano fuori
e se ne vanno via,
i cani silenziosi se ne vanno via,
gli alberi aspettano il buio
per ignorarsi,
le erbe odorose si mettono
in cammino.
Le civette gridano, tutto si muove
e l’angoscia riempie l’aria
di inquietudine

ANDAVO AD APPOSTARMI

Andavo ad appostarmi sulla strada della montagna
m’arrampicavo pei boschi pieno di trepidazione
e mi rannicchiavo ricolmo d’ansietà ad aspettare.
Sentivo i gridi dei paoni.
Una notte il pensiero della via mi prese.
Salii salii – e gli alberi e i sassi
uscivan dal buio
quando fui in agguato.
La via bianca era come una benda
sui miei occhi.
Udii un rumore di verde vicino:
apparve un cavallo nero
guardò intorno e scese lentamente
immergendosi nel bianco
poi nitrì
e il suo grido scese come un brivido sulla montagna.
Stette immobile a subirne l’eco
e fuggì via.

ESTATE

La terra è secca, ha sete
e si spacca.
Sui labbri dei crepacci
le lucertole arroventate
corrono in fiamme.
Le stelle cadono accese
per bruciare il mondo,
ma nessuno tende le mani per abbracciarle
e si smorzano, tuffandosi nel buio.
La carne cerca nelle carni
le sorgenti
e trova gli occhi
che si schiudono come fiori.
E la sonagliera dei grilli,
la notte,
ci porta incontro al sole
che ci trafiggerà
con le sue mille frecce.
Aspetto che finisca
e nell’attesa
mi sento abbacinato
come un foglio bianco
su cui picchi il sole.
La terra è secca, ha sete
e a notte è nera e perversa.
Cristo, dalle da bere,
ché vuol peccare
e farsi perdonare.

SOLSTIZIO

Mise le mani per terra ed era simile
ad una bestia.
La terra ha tutti nascondigli,
gli scarabei ronzano nell’aria.
La testa alla radice dei capelli brucia,
le spalle si aprono, le viscere si commuovono.
Non ci sono voci:
la terra s’alza, il ventre suona vuoto,
i seni si allungano, precipitano verso terra,
le dita ritorte dei piedi,
i ginocchi, le dita delle mani toccano la terra.
Il sole si è fermato
lungo le reni. Corre un vento pieno di polline.

CORO D’ESTATE

Io sono la voce dell’albero che cade,
la mia corteccia sarà accarezzata
quando si vedrà che dentro sono bianco.
Le mie radici sono d’avorio e sono
nascoste – la terra fine le ricopre.
Il mio corpo e` rotondo
l’aria sola mi toccava.
Gli uccelli hanno nidificato nei miei rami,
i loro occhi vedevano tutte le mie braccia,
le foglie li nascondevano.
Sotto di me l’uomo si è riposato.
Io sono la voce del fanciullo,
le mie ossa sono tenere e possono cadere
e non si romperanno.
Le mie gambe corrono, i miei piedi
non lasciano impronta.
Il timbro della mia voce somiglia
alla campana del mattino,
al bronzo leggero.

Da Ostelio Recanatini (a cura)Immagini della terra. Antologia di poeti marchigiani, Associazione “Alessandro Bartola”, Copagri Marche, Ancona, 1999.