Rovo/more

4-7-2020
190430 rovo tupì

Il rovo comune (Rubus fruticosus L.) è una pianta arbustiva caducifoglie della famiglia delle Rosacee originaria dell’Eurasia. I suoi frutti sono chiamati comunemente more. È un arbusto spinoso che può raggiungere i 2–3 m di altezza, ma può esserlo altrettanto o anche di più in larghezza, a causa dei nuovi lunghissimi getti che annualmente si sviluppano dalle radici. Le foglie sono decidue, composte da 3-5 foglioline a lamina ovata o obovata e margini seghettati e spinosi e apice acuto. I fiori sono ermafroditi, biancastri o rosati, riuniti in infiorescenze a racemo. La fioritura avviene nel mese di giugno. È pianta mellifera da cui le api ricavano un particolare miele monoflora. I frutti sono composti da tante piccole drupe, di colore rosso nelle prime fasi di crescita, nero a maturazione. I frutti Iniziano la maturazione in agosto.

Specie comune in Europa e in Asia, introdotta anche in Nord America; in Italia è pianta comune nei boschi umidi, al margine delle foreste, nelle radure e nelle siepi; predilige suoli ricchi di nutrienti, debolmente acidi. Cresce fino a 1 700 m s.l.m.

I frutti (more), raccolti a maturazione in tarda estate, si prestano ad essere usati per fare delle ottime marmellate che, dopo la cottura, vengono passate con il filtro per togliere i semi. È tuttavia importante sapere che la parte di zucchero non deve essere inferiore al 60%, onde evitare problematiche con il botulino (clostridium botulinum); oppure le more vanno cotte in una padella ove si sia aggiunto il 30% di zucchero, un pizzico di vaniglia e mezzo bicchierino di rhum, cuocendo finché la marmellata non raggiunga una discreta densità. La marmellata risulta ottima sopra i dolci, panna cotta e gelato.

La pianta è utilizzata anche per delimitare proprietà e poderi, con funzioni principalmente difensive, sia per le numerose e robuste spine che ricoprono i rami, sia per il fitto e tenace intrico che essi formano, creando una barriera pressoché invalicabile. Altre funzioni delle siepi di rovo sono nella fornitura di nettare per la produzione del miele spesso monoflorale, essendo una pianta mellifera, e molto bottinata dalle api.

Nella cultura biblica, al rovo è legato un simbolismo negativo: in un cespuglio di rovi si sarebbe impigliato con le corna l’ariete che Abramo sacrificò al posto del figlio Isacco e in cui gli antichi teologi scorsero un simbolo di Gesù coronato di spine; e proprio con rami di rovo sarebbe stata intrecciata la corona di spine di Gesù. Anche nella tradizione popolare il rovo evoca immagini negative, se non addirittura sinistre: dalla raffigurazione dell’Ingiuria come una donna orribile con un mazzo di rovi in mano, al linguaggio dei fiori, in cui il rovo è simbolo dell’invidia, al mondo delle fiabe dove i rovi, formando una cortina alta e impenetrabile, impediscono il passaggio ai príncipi che cercano di raggiungere la dimora della bella addormentata.

Il rovo si presenta infatti molto aggrovigliato per i numerosi fusti che, sviluppandosi, si intrecciano fra di loro e ai quali vanno ad aggiungersi nuovi getti per la sua grande capacità di emettere sempre nuovi polloni. Inizialmente i tralci evidenziano un portamento eretto e poi, raggiunta l’altezza di 80-100 cm, si curvano verso terra assumendo un andamento strisciante. Quando la punta del tralcio raggiunge il terreno può emettere radici e dare origine ad una nuova piantina (nella tarda estate o nei primi mesi autunnali). Spesso l’estremità del tralcio si ramifica in tanti piccoli ramoscelli e ognuno di questi emette delle radici, le quali, conficcandosi nel terreno, danno origine ad altrettante nuove piantine che presto si affrancano dalla pianta madre. Il fenomeno, noto in botanica con il termine “capogatto”, è una delle cause della crescita sempre più fitta dei rovi, spesso fino a costituire delle siepi impenetrabili.

Nonostante lo sviluppo eccessivamente folto e la presenza di spine pungenti in tutte le sue parti, il rovo spontaneo era conosciuto e apprezzato già nell’antichità, in particolare per i suoi frutti. Secondo Plinio, per esempio, fra le tante virtù delle more vi era quella di guarire dal veleno dei serpenti e degli scorpioni. Oltre ai frutti, del rovo si possono utilizzare anche i germogli e le foglie. I germogli si raccolgono in marzo-aprile e contengono acidi organici, vitamine e tannino. Vengono impiegati per preparare insalate crude miste, frittate e minestre. Ma si possono preparare anche delle tagliatelle ai germogli di rovo oppure dello sformato di carne. Dalle foglie, raccolte in maggio-giugno e mescolate con quelle di lampone, si ottiene un tè molto aromatico.

Federico Garcìa Lorca
ZARZAMORA CON EL TRONCO GRIS

Zarzamora con el tronco gris,
dame un racimo para mí.
Sangre y espinas. Acércate.
Si tú me quieres, yo te querré.
Deja tu fruto de verde y sombra
sobre mi lengua, zarzamora.
Qué largo abrazo te daríaen
la penumbra de mis espinas.
Zarzamora ¿dónde vas?
A buscar amores que tú no me das.

Mora di rovo dal tronco grigio
dammi un grappolo tutto per me.
Sangue e spine. Avvicinati quì.
Se tu mi ami, io amerò te.
Lascia il tuo frutto di verde e d’ombra
sulla mia lingua, mora di rovo.
Che lungo abbraccio io ti darei
nella penombra delle mie spine!
Mora di rovo, ma dove vai?
Cerco amori che tu non mi dai.

Varietà di more presenti nel nostro giardino:

  • more Tupì: frutto gigante precoce, molto spinosa
  • more Hull hornless: frutto grande, senza spine, maturazione media
  • more Lockness: frutto dimensione media, senza spine, maturazione tardiva
  • more Chester: frutto medio, senza spine, maturazione tardiva

Posizione nel nostro giardino: a ridosso della rete di recinzione a sinistra verso il Foglia