Mela rozza

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Detta anche mela Carella. La grande diffusione della coltivazione delle mele nell’entroterra marchigiano e, in particolare, nel comprensorio di Cerreto d’Esi risale fino alla prima metà del Trecento in cui numerosi toponimi ritrovati in atti del notaio Giovanni di maestro Compagno facevano proprio riferimento a questo tipo di coltura (Melitum, Meleta, voc. Meliti, Plano Meleti). Nelle “Memorie storiche di Cerreto d’Esi” curate da Domenico Balducci (1954) si evidenzia che “la produzione di frutta (fra cui primeggiano le mele) si può calcolare a 2000 quintali”. Uno studio più recente (2007) sulla “Mela Carella” è compreso nella
tesi di laurea “Il germoplasma frutticolo nel comune di Cerreto d’Esi” di Marco Santellini, relatore il professore Davide Neri dell’Università Politecnica delle Marche.
Tipica, in esemplari sparsi, anche negli orti e nei giardini, costituiva il tradizionale frutteto familiare.

Pianta rustica, ben adattata al nostro clima, media vigoria, poco espansa. Sulle accessioni reperite non sono stati riscontrati sintomi di carpocapsa o di ticchiolatura. Frutto di piccole dimensioni, regolare schiacciata alle estremità. Colore della buccia ruvida, color ruggine.

Fioritura tardiva. Raccolta in Autunno, Polpa tenera, grossolana, molto fibrosa insipida alla raccolta migliora con la conservazione. Dalle analisi di laboratorio è emerso un contenuto zuccherino molto elevato, il più alto in assoluto tra tutte le varietà tradizionali.
Il frutto veniva utilizzato nella preparazione dei dolci della tradizione, crescia, fogliata e strudel. Il frutto può essere consumato fresco o usato nella preparazione di dolci.

Posizione nel frutteto: Meli A1